sabato 22 agosto 2009

"Whitney Houston" attraverso il suo racconto


A venticinque anni da quando ha registrato il suo storico album di debutto,Whitney Houston è diventata una superstar, una leggenda, un’icona. Una delle bestesellers di tutti i tempi, ha venduto oltre 140 milioni di album in tutto il mondo. E ’stata citata come un influenza da parte di artisti del calibro di Mariah Carey, Christina Aguilera, Jennifer Hudson, e Leona Lewis, e lo scorso anno, Rolling Stone ha elencato la Houston come uno dei “100 più grandi cantanti di tutti i tempi.” Ma quando il suo scopritore Clive Davis, attualmente Chief Creative Officer della Sony Music Entertainment in tutto il mondo, la contattò per registrare il suo primo album dopo “just Whitney” del 2002, La Houston non pensava di voler ritornare a mettersi in gioco.

La Houston ricorda. ”quando mi ha chiamato e ha detto “Sei pronta?”, io risposi “pronta per cosa”?

Fortunatamente però Clive Davis fu persistente ed il risultato, quasi tre anni più tardi, è il notevole album “I look to you”. L’album vede la collaborazione della Houston con alcuni dei più importanti compositori e produttori nel settore pop ed in quello R&b (tra cui R. Kelly, David Foster, Akon, Stargate, Alicia Keys e Swizz Beatz) ed il risultato è un set di canzoni ricche del suo inconfondibile potere vocale e di passione. L’album è costruito su un forte messaggio di sopravvivenza e perseveranza, e riflette le dure lezioni e sfide di alto profilo personale in cui la Houston si è imbattuta negli ultimi anni.

Una canzone chiave per il progetto è stata “Nothin ’but love”, una propulsiva dance groove co- prodotta da Fernando Garibay (Britney Spears, Lady Gaga). “Se c’è una cosa che voglio dire dopo tutto ciò che mi è accaduto”, la Houston dice, “E’ stato nient altro che amore”, indipendentemente dalla situazione. Forse è stato proprio questo che mi ha sollevato, o forse che mi ha portato al punto di pensare “E’ tutto dietro di me ed ora è tempo di andare avanti”.

Davis, il co-produttore dell’album, ha portato la composizione di R Kelly “I look to you” alla Houston, la cui reazione è stata immediata, anche se non le erano state fornite tutte le informazioni. La cantante infatti racconta “Ho ascoltato la canzone ed ho amato il fatto che fosse così breve e dolce e successivamente sono andata a Chicago e Robert mi ha detto che c’erano ancora da scrivere un’altra strofa ed un bridge! Fu così che Robert concentrandosi scrisse la seconda strofa , in studio con me. Lui chiuse i suoi occhi e ci connettemmo l’uno all’altra. Mentre lui cantava, io pregavo, e fu così che le parole vennero fuori”.

La canzone (una delle due con le quali Kelly ha contribuito; egli ha infatti composto anche la defiantly funky “Salute”) va a dare il titolo all’album della Houston, e la stessa Whitney riconosce a Clive di aver compreso quello che le parole avrebbero potuto significare per lei. La Houston racconta infatti, “Quando Clive ha ascoltato “I look to you”, sapeva benissimo che la canzone sarebbe stata adattissima per me, conoscendo bene i miei trascorsi nella musica gospel”.

Il rapporto tra la Houston e Clive Davis risale al 1983, quando lui mise la giovane artista sotto contratto con l’Arista Records. E’ stato lui che ha guidato e supervisionato lo sviluppo e la commercializzazione del suo album di debutto “Whitney Houston”, che ha venduto 13 milioni di copie. Dopo tutti questi anni, Davis è rimasto molto vicino alla cantante tanto che la stessa lo definisce ‘My father in the industry – Mio padre nel settore’.

Parlando sempre della sua relazione con Clive Davis, la Houston dice “Clive ed io siamo partners; Lui ama ancora la musica, ed ama ancora i testi e le melodie. E’ una delle poche persone che ha ancora il dono di capire quale pezzo è più adatto a quella determinata voce. Clive è capace di andare al di là della personalità e vedere che cosa c’è dentro le persone,ciò che davvero li anima”.

Davis aggiunge “E’ davvero una gran soddisfazione essere tornato a lavorare con Whitney, l’album mi ha fornito la sfida più emozionante che abbia mai intrapreso e qualunque cosa accada, so che è davvero speciale. La sua musica e la sua voce impressioneranno ancora una volta milioni di persone in tutto il mondo per molti anni a venire”.

Nonostante avessero tra le mani alcuni pezzi forti, la Houston non riteneva ancora di aver trovato la direzione per l’album che stava cercando e sorprendentemente il punto di svolta è arrivato proprio con la ‘disco-flavored roller-skating jam Million dollar bill’ che è uno dei punti cardine di ‘I look to you’.

La Houston racconta “Ho lavorato a questo pezzo con Alicia Keys, e probabilmente è stato il momento più divertente, ma allo stesso momento mi sentivo come se stessi lavorando con una persona che era riuscita a comprendermi sul serio, una persona che poteva relazionarsi con me da cantante a cantante. A quel punto ho capito che i conti tornavano e che questo era l’album che volevo e che era in procinto di essere terminato dopo due anni e mezzo di lavorazione”.

Akon, un altro hitmaker del 21° secolo ha unito le sue forze con la Houston per “Like I never left”. La stessa Whitney rivela che Akon è uno dei cantanti preferiti degli amici della figlia, Bobbi Kristina e dice “Tutti loro hanno avuto le sue canzoni come suoneria’. La Houston loda l’ ”Island feel” del lavoro di Akon, e aggiunge che quando ha ascoltato per la prima volta ‘Like I never left’, pensò “questo potrebbe essere il titolo del mio album”.

Probabilmente la sessione di registrazione più memorabile è stata quella per la registrazione della ‘powerhouse ballad I didn’ know my own strenght’, scritta da Diane Warren. Il pezzo ha riunito la Houston con il produttore David Foster, il quale lavorò con lei all’impareggiabile colonna sonora del film del 1992 ‘The bodyguard’, uno degli album più venduti nella storia. La casa di David Foster è stata danneggiata dall’incendio scoppiato a Malibu nel 2007, e quando la Houston lo ha raggiunto per registrare il pezzo, Foster stava lavorando in un piccolo appartamento.

Whitney rivela “Fondamentalmente, ho registrato in un ufficio accanto al bagno, con alcuni fogli vicino al microfono. E’ stato completamente differente dall’incidere ‘I will always love you’ in un fantastico studio, o ‘I learned from the best’ nella bellissima villa di David Foster. Ma quando ho ascoltato la mia voce dopo la registrazione, il pezzo suonava così vero, così pieno di passione, che è molto inusuale quando stai cantando accanto ad un bagno!” Whitney aggiunge “Non stavo pensando soltanto in termini di me stessa, ma anche ad altre persone ed altri drammi, altre battaglie. E’ stato in quel momento che ho riflettuto sul mio essere una madre single ed ho subito pensato a mia madre, a mia cugina Dionne e alle mie cognate. Ho pensato alle persone affette da malattie, alle persone che trionfano di fronte alle avversità. La semplicità ed il coraggio che vengono fuori dal mio canto mi hanno fatto comprendere quanto forte potesse essere questa canzone per molte persone”.

Uno degli elementi più graditi di I look to you è poter ascoltare la Houston riprendere contatto con il dance floor presentando dei pezzi uptempo con classe e gioia. Anche la cover dell’immortale “A song for you” di Leon Russell, che è stata interpretata da grandi artisti del calibro di Ray Charles, The Carpenters e Donny Hathaway, comincia come nella sua tradizione con un ritmo solenne ma poi si trasforma in un celebratorio e irresistibile ritmo da club.

La Houston ritiene di essere contenta di essere riuscita a far uscire di nuovo questo lato della sua musica ma riconosce che i suoi pezzi più lenti, più emozionanti, hanno e avranno sempre un posto speciale nel suo cuore. Whitney dice infatti “Amo i pezzi uptempo, ma io sono essenzialmente un’interprete di ballads; Sono in grado di prendere una ballata e di farla entrare nel mio cuore, e di riuscire a capire da dove proviene”.

In ogni caso, Whitney ritiene di essere un anello della catena di una tradizione vocale, e che I look to you sia un ulteriore estensione del suo sound e dice “Spero che la tradizione gospel presente nella mia voce, che rappresenta la mia anima, possa venire fuori e che possa essere ascoltata e sentita da coloro che verranno dopo di me”

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